mercoledì 3 agosto 2016

Campagna no al Glifosato

Il glifosato (o glyphosate in inglese) è un diserbante sistemico di post-emergenza non selettivo (fitotossico per tutte le piante). A differenza di altri prodotti, viene assorbito per via fogliare, ma successivamente traslocato in ogni altra posizione della pianta per via prevalentemente floematica. Questo gli conferisce la caratteristica di fondamentale importanza di essere in grado di devitalizzare anche gli organi di conservazione ipogea delle erbe infestanti, che in nessun altro modo potrebbero essere devitalizzati.
L'uso del glifosato in agricoltura è stato approvato per la prima volta negli anni settanta del XX secolo e negli anni a seguire ha ricevuto approvazione in 130 paesi del mondo, tra cui l'Europa.
Il suo uso ha conosciuto un grande impulso per via dell'associazione con colture transgeniche in cui era stata indotta la resistenza al glifosato. Questo, in associazione con la bassa tossicità per l'uomo, hanno determinato il grande successo commerciale del prodotto e ne hanno fatto l'erbicida dall'impiego più diffuso al mondo.
Il successo del glifosato è dovuto alla sua bassa pericolosità, dovuta a vari fattori, tra cui la bassa tossicità per l'uomo rispetto agli erbicidi in uso all'epoca della sua introduzione: ha una penetrazione molto bassa nel suolo, va incontro a facile degradazione in quanto facilmente attaccato e distrutto dai batteri presenti nel suolo e, di conseguenza, è molto limitata la probabilità che suoi residui riescano a raggiungere le falde acquifere. Riduce, inoltre, il consumo e degradazione del suolo, poiché evita di dover sottoporre ad arature profonde i terreni destinati a coltivazione. Questo è confermato dalla sua maggior presenza nelle acque superficiali e nella scarsa frequenza di rinvenimento nei pozzi.
Nel marzo 2015, l'organismo internazionale IARC (International Agency for Research on Cancer) ha classificato la sostanza e fitofarmaci che la contengono come "probabile cancerogena per l'uomo" inserendola nella categoria 2A. Studi in laboratorio hanno dimostrato che il glifosato induce nelle cellule danni a livello genetico e stress ossidativo. Escludendo un lieve incremento di linfomi non Hodgkin tra gli agricoltori esposti, le prove di cancerogenicità sull'uomo e sugli animali sono limitate.
Lo IARC include nella stessa categoria di cancerogenicità (2A), cioè sostanze di cui risulta una limitata evidenza di cancerogenicità nell'uomo, ma una sufficiente prova di cancerogenicità nei test su animali, le emissioni da frittura in oli ad alta temperatura, le carni rosse, le emissioni per la combustione domestica di legno e biomasse. La difficile comprensione pubblica delle definizioni di rischio cancerogeno da parte dello IARC viene sfruttata sia da chi è favorevole che da chi è contrario all'utilizzo della sostanza.
L’autorizzazione UE per il glifosato era scaduta alla fine di giugno del 2012 ed è stata prorogata già due volte. La Commissione, dopo non essere riuscita a rinnovare l’autorizzazione per 15 anni, ha proposto un rinnovo parziale, per 18 mesi, cioè fino alla fine del 2017. Il Comitato UE per la salute delle piante ha votato a favore di una restrizione dell'utilizzo dell'erbicida nei giardini e nei parchi pubblici nonché di un rafforzamento dell'esame minuzioso del suo uso pre-raccolto.
I Paesi membri dell'UE hanno approvato le raccomandazioni della Commissione Europea per limitare l'impiego del glifosate. Le restrizioni alle condizioni di utilizzo della molecola erbicida, da mesi al centro di una polemica per il rinnovo dell'autorizzazione al commercio, includono:
- il divieto di prodotti a base di glifosate con il coformulante POE-tallowamine,
-l'obbligo di rinforzare il controllo sull'utilizzo in agricoltura come coadiuvante nella fase precedente alla raccolta,
- raccomandazioni per ridurne l'uso al minimo in aree specifiche, come parchi pubblici e campi da gioco.
In conclusione la Coalizione Italiana StopGlifosato chiede al ministero per le Politiche Agricole l'attuazione di misure concrete per la difesa del principio di precauzione perlomeno fino alla pronuncia dell'Echa, l'Agenzia UE per le sostanze chimiche. La portavoce della Coalizione Maria Grazia Mammuccini dice: “Il nostro Paese deve ora dare seguito all'annuncio del 'Piano Glifosato Zero'. Ci aspettiamo che il ministro Martina incontri presto la nostra Coalizione, che riunisce 46 associazioni e organizzazioni della società civile, per discutere nel merito delle azioni concrete da realizzare per vietare totalmente la pericolosa sostanza, a partire dai PSR”.

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