venerdì 22 luglio 2016

WWF: Obiettivi al 2030 proposti dalla Commissione UE troppo bassi

Prevenire i cambiamenti climatici pericolosi è una priorità fondamentale per l'Unione Europea. L'Europa è impegnata a ridurre drasticamente le sue emissioni di gas serra, incoraggiando nel contempo le altre nazioni a fare altrettanto.
Nell'ottobre 2014, con l'Accordo di Parigi, i capi di stato dell'UE hanno deciso di ridurre le emissioni almeno del 40% entro il 2030 così da raggiungere una riduzione del 90-95% entro il 2050. Il WWF ha criticato questi obiettivi in quanto troppo deboli ed insufficienti per vincere la battaglia contro il cambiamento climatico.
Le ultime proposte sul clima presentate la scorsa settimana dalla Commissione Europea, che coprono il 60% delle emissioni, secondo il WWF non riflettono adeguatamente l'impegno internazionale assunto dall'Europa a Parigi nel mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C, e di continuare gli sforzi per limitare l’aumento di 1.5°C. Al contrario, le proposte introducono misure di flessibilità che possono consentire agli Stati Membri di evitare di intraprendere le azioni necessarie per ridurre le emissioni.

Per esempio, gli Stati Membri possono trasferire crediti di carbonio dall’Emission Trading System (ETS) e usare l’assorbimento di carbonio dalle foreste per avvicinarsi al loro obbiettivo di riduzione delle emissioni. Le proposte riguardano l’Effort-Sharing Decision (ESD), ovvero la suddivisione degli obiettivi di riduzione delle emissioni per tutti i settori non compresi nello schema di scambio delle emissioni (ETS).
Cosa sono l'ETS e l'ESD?
L'Emissions Trading System (ETS) è uno strumento amministrativo utilizzato per controllare le emissioni di inquinanti e gas serra a livello internazionale attraverso la quotazione monetaria delle emissioni stesse ed il commercio delle quote di emissione tra stati diversi, per il rispetto di ciascuno di questi dei vincoli ambientali imposti dal protocollo di Kyoto.
L’Effort-Sharing Decision (EDS) regola invece le emissioni derivanti dai trasporti, dall’edilizia e dall’agricoltura –oltre ad altri settori minori- che rappresentano il 60% delle emissioni di gas serra nella Unione Europea, quelle non coperte dall'ETS.
Al Summit Europeo dell’Ottobre 2014, i Capi di Stato e di Governo europei hanno concordato di ridurre le emissioni di questi settori del 30%.
La proposta di oggi è stata pubblicata come parte del “pacchetto estivo” della Energy Union della Commissione che include anche una proposta di decisione per affrontare le emissioni di gas serra dall’agricoltura e dall’uso del suolo, nonché una Comunicazione per la decarbonizzazione dei trasporti.
Per il WWF la Commissione è sorprendentemente non allineata con gli impegni climatici internazionali e ha incluso nella sua proposta anche delle ‘scappatoie’ che potrebbero permettere ai Paesi di barare sulle azioni reali per il clima. Questo nonostante il Commissario Europeo al Clima, Arais Can᷈ete, fosse stato tra coloro che a Parigi avevano pubblicamente indicato quello di 1.5°C come limite del riscaldamento globale cui mirare.
Quali sono le scappatoie?
Viene calcolato tra le riduzioni il carbonio assorbito dalle foreste, come se fosse uno strumento per giungere all’obbiettivo sul clima. L’uso del suolo, il cambio nell’uso del suolo e la selvicultura (LULUCF Land Use, Land Use Change Forestry ) sono settori che rimuovono più carbonio dall’atmosfera di quanto ne immettono e sono perciò un “serbatoio netto” di carbonio. Alcuni paesi vogliono che il carbonio rimosso dalle foreste sia computato nei loro sforzi di riduzione delle emissioni, in modo da limitare gli sforzi che devono fare per ridurre le emissioni dei settori ESD , come l’agricoltura, i trasporti e l’edilizia. La proposta della Commissione consentirebbe agli Stati membri di utilizzare fino a 280 milioni di tonnellate di crediti di carbonio provenienti da terreni disboscati, riforestazione, terreni coltivati e pascoli in modo da compensare una mancanza di azione in altri settori.
Complessivamente i target ESD al 2030 sono suddivisi in obiettivi nazionali, o “budget carbonio”. Tuttavia questi budget nazionali di carbonio per il periodo post-2020 possono essere calcolati usando diversi parametri di partenza. La proposta della Commissione determina i parametri di partenza in base alle emissioni medie del 2016-2018.
I leader UE hanno concordato nel 2014 che alcuni paesi possano usare un numero limitato di permessi per le emissioni dall’Emission Trading System (EU ETS) per raggiungere i loro obbiettivi ESD nazionali. La proposta della Commissione consente un totale di 100 milioni di quote UE ETS da contare negli obiettivi nazionali per Belgio, Danimarca, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Austria, Finlandia e Svezia: questo potrebbe portare all’emissione aggiuntiva di 300 milioni di tonnellate di CO2 nel periodo 2021-2030. Dal momento che il sistema ETS è attualmente reso inefficace da un eccesso di permessi di emissione e probabilmente rimarrà così almeno fino al 2030, il trasferimento delle quote di emissione in eccesso non porterebbe ad una riduzione nei settori che afferiscono all’ETS. In sostanza, non solo la UE non è finora riuscita a far pagare l’inquinamento ai settori ETS perché l’eccesso di offerta ha fatto crollare il prezzo della tonnellata di CO2, ma la “malattia” verrebbe ora trasferita anche agli altri settori, ritardando l’azione per tagliare le emissioni dai settori non ETS e portando a più inquinamento nella UE fino al 2030.
Gli Europei vogliono una vera azione per il clima. Il WWF ritiene quindi che sia preciso dovere dei loro rappresentati politici, dei parlamentari europei e degli Stati Membri rimettere vero “impegno” nella decisione di suddividere gli “impegni”: vanno chiuse le scappatoie e va introdotta una revisione quinquennale degli obiettivi, in modo da aumentare l’ambizione complessiva, in linea con l’accordo di Parigi.

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