giovedì 25 agosto 2016

La trascurata arte della prevenzione

Queste sono inevitabilmente le ore del dolore, per le vite perse e per la distruzione.
Non dovremmo però dimenticarci che molto di questo dolore e questa distruzione poteva essere evitato; non ovviamente prevedendo con precisione il giorno, il luogo e la forza del terremoto ma, più semplicemente, prendendo atto che viviamo in un paese ad altissimo rischio sismico.
Manca un serio progetto di prevenzione, i cui costi economici (va detto subito) sarebbero di gran lunga inferiori ai costi di ricostruzione, riparazione e gestione dell’emergenza (per non considerare i costi sociali legati alla perdita delle vite umane, alla disgregazione delle famiglie e delle comunità).
Le conoscenze tecniche e professionali ci sono; esistono già apparti normativi tra i più raffinati al mondo, in particolare per le strutture esistenti di valore storico e architettonico (ad esempio la Direttiva del Consiglio dei Ministri 9 febbraio 2011 sulla Valutazione del rischio sismico del patrimonio culturale). Esistono studi e ricerche sui modi in cui migliorare la resistenza degli edifici, riducendo l’impatto sulla costruzione esistente.
Perché non mettiamo in atto (Stato, Regioni, Comuni e con il supporto delle Università e dei Centri di ricerca) un serio programma di manutenzione e miglioramento sismico del patrimonio esistente?
Le basi teoriche ci sono: già negli anni ’70, Giovanni Urbani, da direttore dell’Istituto Centrale del Restauro, aveva avviato ricerche finalizzate ad una nuova impostazione dell’attività di conservazione del patrimonio fondata sul concetto di Manutenzione programmata. E’ del 1973 il Piano pilota per la conservazione programmata dei beni culturali in Umbria e, degli anni successivi, la ricerca sulla Protezione del patrimonio monumentale dal rischio sismico.
Queste furono le basi teoriche da cui prese il via la redazione della Carta del Rischio del patrimonio italiano, recepita però solo parzialmente ed episodicamente.
Vanno assolutamente ripresi per mano questi strumenti e va assegnato loro, al più presto, il respiro operativo che non gli abbiamo mai voluto dare.
Non credo valga la pena soffermarsi sui vantaggi economici e lavorativi che il territorio del paese potrebbe avere dall’attuazione di una simile politica; appare fin troppo evidente.


Prof. Arch. Andrea Benedetti, Comitato Scientifico WWF Trieste

mercoledì 24 agosto 2016

Precisazione a proposito dell'articolo del Messaggero Veneto sulle nutrie

 
Chiar.mo Direttore,
ho letto sul quotidiano da Lei diretto del 12 agosto che il WWF sarebbe d’accordo con la proposta di legge regionale recentemente approvata dalla Giunta regionale di consentire la caccia durante tutto l’anno alle nutrie. Ciò non corrisponde al vero. Si tratta di un’ opinione personale espressa dall’ex presidente regionale del WWF e non quella del WWF Italia.
Il WWF innanzi tutto non è d’accordo all’abbattimento delle nutrie mediante l’uso di arma da fuoco o con una generalizzata apertura alla loro “caccia” (oltretutto in periodo di silenzio venatorio). Tra l’altro, l’abbattimento di nutrie tramite arma da fuoco non è il metodo più efficacie per contenere il numero di questo miocastoride, come affermato a chiare lettere nelle “Linee guida per il controllo della nutria (Myocastor coypus)” redatte dall’ INFS nel 2001, ora ISPRA. Infatti, “sebbene questa tecnica possa fornire risultati di un certo rilievo soprattutto nelle fasi iniziali di applicazione (animali poco diffidenti avvicinabili con relativa facilità), non appare tuttavia in grado di garantire, nel tempo, rese analoghe a quelle del trappolaggio a causa dell’accresciuta elusività dei soggetti conseguente all’azione di abbattimento. Visto, inoltre, il disturbo generalizzato determinato da questa tecnica se ne sconsiglia l’impiego”, che “trova giustificazione solo in occasione di persistenti gelate invernali che costringono le nutrie ad uscire dall’acqua rendendole particolarmente vulnerabili”. Purtroppo spesso s’interviene per far vedere che si fa qualcosa senza badare all’efficacia delle azioni messe in campo e, soprattutto, ignorando quanto è stato fatto in questi ultimi decenni. Di interventi contro le nutrie ne sono stati fatti molti e in alcuni casi anche efficaci, come nei laghi di Mantova dove sono tornate le castagne d’acqua – piante acquatiche tipiche di questo tipo di zone umide e scomparse in gran parte a causa di questa specie aliena -  a seguito di una campagna di trappolaggi. Oppure sono stati rimodellati argini golenali diversamente dal passato - nell’Oasi WWF delle Bine (Mn-Cr) - permettendo di azzerare i danni a queste strutture da parte delle nutrie.

martedì 23 agosto 2016

Terrazzamenti agricoli delle Cinque Terre


In vista della conferenza sui Paesaggi Terrazzati, che si terrà da domenica 9 a mercoledì 12 ottobre a Trieste (il cui programma completo è visualizzabile qui), vi invitiamo a visionare il video sulle Cinque Terre qui suggerito, in modo da proporvi una riflessione sull'argomento.