domenica 26 maggio 2013

Italia desnuda. Il nuovo libro di Francesco Vallerani


“L’esperienza personale in un dato luogo, cioè dell’individuo che abita, che si adatta allo spazio vissuto o che lo subisce, che ne connota il senso elaborando una specifica territorialità, genericamente condivisa con altri abitanti, o che le si oppone ponendosi così in uno stato di alienante minoranza, sono aspetti molto significativi per accrescere la comprensione delle reali dinamiche che governano l’evoluzione di ogni contesto geografico”. Questa esperienza è l’origine del disagio, poi sfociato in indignazione, che ha mosso Francesco Vallerani a scrivere il suo ultimo libro Italia desnuda. Percorsi di resistenza nel Paese del cemento, appena pubblicato per i tipi della casa editrice milanese Unicopli.
Francesco Vallerani insegna Geografia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Da tempo dedica buona parte della sua ricerca a tematiche di geografia storica, con particolare riguardo alle secolari relazioni tra morfologie idrauliche e trasformazione dei paesaggi, promuovendo la rete di ricerca “European Historical Waterways”. Adottando i metodi dell’analisi geoculturale si sta occupando dell’evoluzione recente dei quadri ambientali della diffusione urbana. Oltre a considerare i processi culturali e gli esiti fisionomici prodotti dal vistoso consumo del suolo che ha sfigurato il bel paesaggio italiano, ha affrontato il preoccupante allargarsi di condivise geografie dell’angoscia, con particolare attenzione al caso veneto, producendo un’ampia bibliografia.
Frequenti sono le sue incursioni nell’area istro-quarnerina anche con la promozione di stage didattici universitari nell’isola di San Pietro dei Nembi – Ilovik, quale esempio di un’insularità che tenta, avendone tutte le possibilità, di resistere alle lusinghe di una “valorizzazione” turistica forse ormai irrefrenabile nel bacino mediterraneo. Vallerani è uno dei componenti del comitato scientifico del WWF di Trieste.
Il Veneto, regione nella quale Vallerani vive e lavora, è divenuto negli ultimi decenni il simbolo di una trasformazione sconsiderata del territorio con lo sviluppo di paesaggi dell’angoscia ovvero di caotiche poltiglie urbanizzate, con gli abitanti preoccupati e malinconici per il degrado del vasto e prezioso patrimonio dei loro luoghi amati.
Il pregio del libro sta, in particolare, nella sua unicità nel panorama editoriale italiano. L’ Autore ha individuato una vera e propria cerniera che lega indissolubilmente la cementificazione e il consumo del suolo  - temi frequenti nel dibattito politico culturale di questi anni – con lo stato d’ansia divenuto in breve tempo crescente diffusione di disagio e angoscia. Vallerani annota “quando i luoghi subiscono lesioni, è la comunità che vede alterato il rapporto vitale che consente il riconoscimento identitario, anche se il disagio psicologico viene avvertito dai componenti più sensibili del gruppo”.
Il terzo capitolo del libro è una sorta di repertorio di quella che il geografo veneto definisce, con una punta di ironia, una sorta di  “Accademia dei Disagiati”. Scrittori, poeti, saggisti, “anime belle” che fin dall’immediato secondo dopoguerra, tra fatto e finzione, manifestarono, con efficacia, un malessere crescente. Con “elegante fermezza nelle non certo eversive pagine” del Viaggio in Italia Guido Piovene espresse la garbata aspirazione a un diverso modo di fare territorio. Italo Calvino, testimone della rapida cementificazione della riviera ligure, pochi anni dopo, bene la fece conoscere all’Italia intera nel racconto lungo La speculazione edilizia. Lucio Mastronardi, nei due libri Il Calzolaio di Vigevano e il Maestro di Vigevano, nelle distorsioni sociali conseguenti al miracolo economico individuò come cementificazione delle menti la corsa ai “danè” di una comunità che sembra restare indifferente nei confronti della preziosa personalità dei suoi luoghi. A queste voci seguiranno quelle altrettanto inascoltate di Pier Paolo Pasolini, Giorgio Bassani, Leonardo Borgese e Antonio Cederna. Vallerani include a pieno titolo in questa “Accademia dei Sofferenti per il paesaggio” anche Salvatore Settis che, nel suo recente saggio dedicato ai mali del paesaggio italiano Paesaggio Costituzione Cemento, ha non solo ripercorso la storia della tutela delle bellezze naturali del nostro Paese ma analizzato le relazioni tra degrado ambientale e malessere esistenziale. Tema centrale, come abbiamo detto, di questo accorato libro di Vallerani. Fu proprio quest’ultimo a farmi conoscere il poeta Andrea Zanzotto che, nel dicembre del 2007, in una delle sue ultime apparizioni in pubblico, nel castello di Susegana, lanciò l’ennesimo appello a fermare la distruzione del nostro paesaggio.
Il Veneto rappresenta solo la punta di un iceberg. Una regione geograficamente e culturalmente vicina alle sponde orientali dell’Adriatico. Se gli investimenti immobiliari nell’area istro-quarnerina sono stati sino ad oggi meno devastanti rispetto a quelli nel litorale veneto lo si deve solamente all’incertezza politica che ha caratterizzato gli ultimi anni della Jugoslavia di Tito e quelli che sono seguiti alla costituzione delle nuove Repubbliche. Le imprese ora scontano gli effetti della crisi economica e della bolla immobiliare che ha colpito l’Italia e gli altri paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
L’Istria, con l’entrata in Ue della Croazia, è, tuttavia, candidata ad essere terra di conquista dell’imprenditoria veneta. Se questi “assatanati del cemento” non hanno avuto alcuna remora nel distruggere il loro territorio rivolgeranno maggiore attenzione a queste vicine regioni? Alla luce dell’esperienza italiana questo pericolo potrà essere sventato solamente se i governi locali sapranno dettare regole certe  e la comunità costituire un saldo presidio nella difesa del proprio territorio.   
  
Francesco Vallerani
Italia desnuda, Percorsi di resistenza nel Paese del cemento,Collana Lo scudo d’ Achille, Scienze per l’uomo a dimensione storica, Unicopli, Milano, aprile 2013

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