mercoledì 2 gennaio 2013

WWF e Legambiente sul rigassificatore di Trieste-Zaule: “Azzerare tutte le procedure di autorizzazione, a cominciare dal decreto VIA del 2009.” Comunicato stampa del 20 dicembre 2012



Azzerare tutte le procedure autorizzative in corso, sul rigassificatore di Trieste-Zaule proposto da Gas Natural e sulle altre infrastrutture energetiche connesse con quell’impianto.
Lo chiedono WWF e Legambiente, in una nota inviata ai ministri dello Sviluppo Economico, Passera, dell’ambiente, Clini e dei Beni culturali, Ornaghi.
Le due associazioni elencano le autorizzazioni già rilasciate (cioè il decreto VIA favorevole al progetto di Gas Natural, firmato dagli allora ministri Prestigiacomo e Bondi nel luglio 2009) e quelle il cui iter è ancora in corso:

-          l’AIA per il rigassificatore di Trieste-Zaule (con la nota vicenda della Conferenza dei Servizi grossolanamente manipolata da un dirigente della Regione)
-          l’autorizzazione unica alla costruzione del rigassificatore, la cui competenza - è stato accertato di recente – è del Ministero per lo Sviluppo Economico
-          la VIA per il gasdotto Trieste-Grado-Villesse (infrastruttura indispensabile al funzionamento del rigassificatore di Gas Natural)
-          la VIA per la centrale a ciclo combinato da 400 MW di Lucchini Energia (il cui sito sarebbe adiacente a quello del rigassificatore), di cui la stessa società proponente ha chiesto la sospensione; una centrale che senza rigassificatore o gasdotto non potrebbe comunque funzionare
-          l’AIA per la centrale a ciclo combinato
-          la VIA per il progetto del rigassificatore off shore nel Golfo di Trieste, proposto da E.On.
-          l’avvio delle procedure di esproprio per l’elettrodotto tra il rigassificatore di Gas Natural e la stazione di trasformazione di Padriciano
-          la Valutazione d'Incidenza Ecologia VIEc per i SIC “Carso” e “Miramare”
In merito a questi progetti sono emerse nuove conoscenze sull'impatto ambientale (rilascio di cloro in atmosfera e di cloroderivati in mare, di schiume, di acqua fredda su ampie superfici, di contaminanti presenti nei sedimenti marini), dopo la conclusione della VIA nel 2009. Si tratta di progetti interconnessi tra loro, ma le procedure di valutazione ed autorizzazione che li riguardano sono state stranamente separate, quasi si trattasse di progetti indipendenti ed autonomi.
“L’obiettivo di questo “spezzatino” di progetti e procedure – commentano gli ambientalisti - era evidentemente quello di far perdere la visione d’insieme degli impatti  sull’ambiente e delle interferenze con altre attività e usi del territorio e del mare. Un’operazione, nota tra gli esperti come “project slicing”, in contrasto con lo spirito e la prassi corretta della VIA e delle altre Direttive europee in materia ambientale.”
“Non solo – aggiungono gli ambientalisti – com’è noto nel corso degli anni sono emerse numerose e gravi carenze e manipolazioni negli studi di Gas Natural  e di inaccettabili omissioni nei procedimenti valutativi degli organi pubblici competenti. Da ciò i ricorsi al TAR del Lazio contro il decreto VIA sul rigassificatore.”
“La consapevolezza di quanto accaduto – ricordano le due associazioni – è ormai ampiamente diffusa, grazie all’azione instancabile di ambientalisti, comitati di cittadini, tecnici e scienziati. Tanto che anche il presidente Tondo ed il ministro Clini (ma non il ministro Passera) hanno rilasciato di recente, dopo alcune importanti manifestazioni di protesta della cittadinanza,  dichiarazioni che sembrano indicare la volontà di ripensare e rivedere quanto fatto dalla Regione  e dai ministeri per favorire Gas Natural, e di aprire un confronto (finora inesistente) con la cittadinanza e con gli enti locali. Perché  ciò non si risolva in un’operazione di mero maquillage pre-elettorale, è però indispensabile azzerare tutte le procedure autorizzative in corso, a cominciare dal decreto VIA del 2009.”
La nota degli ambientalisti rimarca anche la necessità che venga rivista l’impostazione della Strategia Energetica Nazionale, divulgata di recente dal ministro Passera, che prevede per l’Italia un destino da “hub del gas” al servizio del resto d’Europa, con la conseguente necessità di costruire un numero imprecisato di nuove infrastrutture (gasdotti e rigassificatori), senza precisarne però né la localizzazione, né la tipologia.
“Dopo oltre vent’anni di attesa di un Piano Energetico Nazionale – concludono WWF e Legambiente – la S.E.N. di Passera rappresenta un ben modesto passo avanti, e paga un pegno elevato agli interessi delle lobby dei mercanti di fonti energetiche fossili. Occorre un Piano serio, da sottoporre al giudizio dei cittadini con le procedure della V.A.S., prima di qualsiasi decisione su infrastrutture dal pesante impatto ambientale e socio-economico com’è il caso del rigassificatore  e degli altri impianti energetici previsti a Trieste. WWF e Legambiente si confronteranno su questo tema con i candidati alle prossime elezioni politiche e regionali.”
La nota di WWF e Legambiente è stata inviata anche al presidente della Regione, Tondo, ai sindaci di Trieste, Muggia e S. Dorligo-Dolina, alla presidente della Provincia di Trieste, ai deputati, ai senatori ed ai parlamentari europei che hanno i rispettivi collegi elettorali in Friuli Venezia Giulia.
A tutti si richiede di adoperarsi, nelle rispettive competenze, affinché si pervenga all’azzeramento dell’iter del rigassificatore e delle infrastrutture connesse.
La nota degli ambientalisti, essendo implicata anche l’applicazione (distorta od omessa) di alcune Direttive europee, è stata inviata anche alla DG XI – Ambiente della Commissione Europea di Bruxelles.

1 commento:

  1. dico solo che ci stanno imbrogliando di brutto.

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