venerdì 21 ottobre 2011

Stato dell'ambiente marino adriatico

Porta il nome SHAPE l’ambizioso progetto comunitario che mira ad instaurare un sistema integrato di studio, tutela e pianificazione ambientale del Mare Adriatico con il contributo di tredici partner (enti locali ed istituzioni) dei sei paesi che si affacciano all’Adriatico, vale a dire Italia, Croazia, Slovenia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro ed Albania. Il progetto è effettivamente ciclopico e lo conferma l’elevato importo devoluto per sostenerlo dall’Unione Europea attraverso il programma IPA di Cooperazione transfrontaliera adriatica 2007-213. Si tratta di più di quattro milioni di euro, di cui tuttavia solo una modesta parte (270 mila euro) è destinata all’Istituto di pianificazione ambientale della Regione istriana.
MAPPATURA DELLE COMUNITÀ VIVENTI Mentre a livello transfrontaliero SHAPE si pone obiettivi e priorità di carattere universale, tra cui la collaborazione economica, sociale e istituzionale, la tutela del patrimonio naturale, il contenimento dei rischi per l’ambiente, la gestione integrata del bacino, lo sfruttamento razionale delle risorse e la mediazione nelle situazioni conflittuali, a livello locale (istriano) il compito dell’Istituto regionale è quello di studiare gli ecosistemi marini dell’Istria a sud di Leme sulla costa occidentale, e a sud di Chersano (per la costa orientale), al fine di ricavarne una mappatura delle comunità viventi (flora e fauna) che servirà da supporto per ogni futura pianificazione ambientale del territorio costiero.
Al termine di una prima campagna di immersioni che ha riguardato il litorale dei comuni di Pola, Dignano, Medolino, Fasana e Rabaz, la biologa Latinka Janjanin, coordinatrice di SHAPE per la Regione istriana, ha illustrato i risultati sin qui ottenuti nel corso di una conferenza stampa. E sono risultati sorprendenti.
PERLUSTRATI 87 CHILOMETRI DI COSTA Intanto c’è da specificare che dal 6 settembre a questa parte sono stati perlustrati ben 87 chilometri di costa, nei 147 “campi di immersione” presso Barbariga, Peroi, Fasana, Valbandon, Stignano, Pola, Medolino, Lisignano e in parte presso Porto Albona (Rabaz) lungo la costa orientale. Fermo restando che non è ancora il momento per trarne conclusioni definitive, è tuttavia lecito constatare un buono stato di conservazione degli ambienti marini monitorati, a prescindere dal forte impatto esercitato dalle attività dell’uomo in mare (pesca, navigazione, edilizia eccetera).
TRA SQUALI-ELEFANTE E PESCECANI Tanto per cominciare, è stata riconfermata la presenza nell’Adriatico settentrionale della foca monaca (Monachus monachus) e di tantissime altre specie protette perché rare o in via di estinzione. Le coste istriane meridionali risultano infatti un ambiente ospitale per due specie di delfini, tartarughe marine, due tipi di cavallucci e due caratteristici squali: lo squalo elefante (Cethorinus maximus) e il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias), detto semplicemente pescecane, che è anche l’unico tra le 45 specie di squali del Mediterraneo ad essere aggressivo nei confronti dell’uomo. A detta della biologa Maja Cvek, sorprendente è stato anche il ritrovamento di numerosi individui della specie Pinna nobilis, estremamente vulnerabile, che testimoniano a loro volta un buon grado di conservazione dell’ecosistema marino istriano.
LA SEMPLICE BELLEZZA DELLE ALGHE In più è stato scoperto con grande soddisfazione che il mare della Bassa Istria è ricco di alghe, tra cui Cystoseira amantacea e Cystoseira mediterranea, di praterie di Posidonia oceanica, di Cimodocea nodosa, Zostera marina e Zostera noltii. Inoltre compare sulle scogliere a nord e a sud di Pola una comunità più vigorosa di datteri di mare (Litophanga litophanga), che, evidentemente, dopo le insistenti campagne degli ambientalisti contro la pesca di frodo e i puntuali pattugliamenti delle forze dell’ordine in mare, si stanno ormai riprendendo e ricominciano a guadagnare terreno in quello che è il loro habitat naturale.
Per Latinka Janjanin, comunque, lo spettacolo più suggestivo delle immersioni di quest’autunno è stato il panorama superbo offerto lungo la costa orientale dalle distese di gorgonia rossa (Paramuricea clavata), che coprono pareti e fondali rocciosi a partire dai trenta ai cento metri di profondità in quanto organismo eliofobo (preferisce condizioni di scarsa illuminazione e acque molto cristalline). Generalmente si tratta di un organismo caratteristico per l’Adriatico meridionale, dove le sue colonie sono state peraltro devastate dai pescatori di frodo fino a quaranta metri di profondità. Ecco spiegato il motivo di tanta soddisfazione dei biologi polesi: la gorgonia è di fatto un indicatore di acque incontaminate e fondali intatti, che si spera di poter conservare tali anche in futuro.
Daria Deghenghi Voce Popolo di Fiume 20 ottobre 2011

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