lunedì 4 luglio 2011

Disegni antropici di Sergio Frassinelli - (terza puntata)

"Un uomo viveva in una casupola tonda con una finestra tonda e un giardinetto a triangolo. Non lontano da quella casupola c’era uno stagno pieno di pesci. Una notte l’uomo fu svegliato da un rumore tremendo ed uscì di casa per vedere cosa fosse accaduto. E nel buoi si diresse subito verso lo stagno.
A questo punto il narratore cominciava a disegnare la pianta delle strade percorse dall’uomo come si fa quando si indicano con carta gli spostamenti di un esercito. prima l’uomo corse verso sud, ma inciampò in un gran pietrone nel bel mezzo di una strada; poi, dopo pochi passi, cadde in un fosso; si levò, cadde in un altro fosso, si levò, cadde in un terzo fosso e per la terza volta si rimise in piedi. Allora capì di essersi sbagliato e rifece di corsa la strada verso nord. Ma ecco che gli parve di nuovo di sentire il rumore a sud e si buttò a correre in quella direzione. Prima inciampò in un gran pietrone nel bel mezzo della strada, po, dopo pochi passi, cadde in un fosso, si levò, cadde in un altro fosso, si levò, cadde in un terzo fosso e per la terza volta si rimise in piedi. Il rumore, ora lo avvertiva distintamente, proveniva dall’argine dello stagno. Si precipitò e vide che avevano fatto un grande buco, da cui usciva tutta l’acqua insieme con i pesci. Si mise subito al lavoro per tappare la falla, e solo quando ebbe finito se ne tornò a letto. La mattina di poi affacciandosi alla finestrella tonda… che vide? Una cicogna!
Sono contenta che mi abbiano raccontato questa fiaba. Al momento giusto mi sarà d’aiuto. L’avevano imbrogliato, l’ometto, gli avevano messo in piedi tutti quegli ostacoli… si sarà chiesto il perché di tante tribolazioni: non lo poteva sapere davvero che quel perché era una cicogna. Ma con tutto ciò non perse mai di vista il suo proposito, non ci fu verso che cambiasse idea e se ne tornasse a casa, tenne duro fino in fondo. Ed ebbe la sua ricompensa: la mattina seguente vide la cicogna. Che bella risata si dovette fare. questo buco dove mi muovo appena, questa fossa buia in cui il ghiaccio è forse il tallone di un uccello? Quando il disegno della mia vita sarà completo, vedrò, o altri vedranno, una cicogna."
Inizio il mio intervento (tranquilli: in laparoscopia per evitare danni ad organi interni ed esterni) con questo breve citazione dal libro: "La mia Africa" della scrittrice Karen Blixen (Milano, Garzanti, 1966, pp. 216-18).
Dalla mia prima lettura di questo libro, l'immagine di questa fantomatica cicogna ha continuato a fare la spola tra i neuroni del mio cervello. Credo che la mia generazione sia stata una delle ultime a credere che questo uccello fosse l'antagonista agguerrito della categoria dei traslatori comuni di nascituri, cioè i ginecologi. Partite dal presupposto che chi sta scrivendo è stato sempre destinato ad essere paziente di medici curanti specializzati in campi fondamentali per la sopravvivenza di un essere umano maschio (cito chiaramente i medici che mi hanno avuto come paziente in un'età tarda, in cui potevo interagire in modo cosciente con loro) Il mio primo medico curante era un medico legale e delle assicurazione il cui nome era un palese monito per tutti i suoi pazienti viventi, spiranti e spirati: il dottor Cecchini che mi ha preso in cura chiaramente quando scoppiò la sanguinosa guerra nella vicina ex Jugoslavia; il suo cognome e la sua specializzazione non erano solo un lasciapassare tra le italiche prealpi ma anche una possibile imputazione presso il tribunale internazionale dell'Aja. Durante la permanenza del suo nome sulla mia tessera sanitaria sono stato operato di calcoli renali (bizzarro per uno studioso di lettere) e sono stato investito dai Carabinieri. Chiaramente non imputo le mie vicissitudini fisiche al mio amico Andrea Cecchini ma comunque onestamente suscita dei brividi "freddi" lungo la schiena. Il mio secondo e attuale medico curante è una ginecologa: qui chiaramente non aggiungo altro, lasciando al paziente lettore qualsiasi tipo di considerazione vetero testamentaria.Chiaramente le mie parole non mettono in dubbio la professionalità dei due saggi archiatri ma solo tendono a sottolineare la mia simpatica empatia con il sistema sanitario nazionale.
Dalla ginecologa alla cicogna il passo è diretto per chiunque abbia creduto a Babbo Natale e alla possibilità che la "mitica" Pollon potesse diventare una dea. Il problema chiaramente nasce quando uno vive tra le Dolomiti e non ha mai l'occasione di vedere delle cicogne. E' noto il basso tasso di natalità della Repubblica Italiana e la mia miopia in ambito ornitologico: era comunque un dato di fatto che in valle di Primiero nascessero bambini anche nel periodo invernale, quando i cavoli sono coperti dalla neve. Tutto ciò sarebbe stata condizione necessaria e sufficiente per l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta ad hoc, ma purtoppo in quel periodo i problemi di un giovane abitante di un paesino montano non erano all'ordine del giorno del ministro della sanità. Questo a buon diritto, è uno degli eventi traumatici della vita di un bambino.
Scusate il mio escursus personale ed etnografico, maieuticamente suscitatomi dal caro amico Paolo Utmar.
Sono sempre stato attratto dall'idea che il movimento nello spazio potesse essere espresso non solo con con insiemi di lettere o note, ma anche come un percorso irrazionale e iconografico visibile da un fantomatico extraterrestre che, violando le rigide leggi intrgalattiche sulla privacy, decida di trasporre su carta i bizzarri percorsi di un homo sapiens sapiens.
Questo è il motivo per cui mi dilungo con queste mie riflessioni: se l'ipotetico ET buontempone si fosse attardato a osservare giorno per giorno il mio camminare frenetico e soggetto a repentini cambiamenti di rotta, come una pallina di metallo in un flipper, si sarebbe accorto di una tmesi imprevista e terremotante nel preciso nanosecondo (come direbbe Biancaneve) in cui ho poggiato il mio piede sull'isola di Ilovik.
Studiando la storia e la cultura medievale spesso ci si imbatte nella frase:"l'aria di città rende liberi", enunciato che, per quel che mi riguarda, ha ricevuto senso e significato grazie proprio all'esperienza che vi sto raccontando.
A presto.

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