mercoledì 29 gennaio 2014

Ferriera di Trieste, dirigenti a processo per reati ambientali dopo inchiesta del Fatto.it

articolo di Franz Baraggino e Stefano Tieri | 29 gennaio 2014 da iIfattoquotidiano.it

Rinviati a giudizio il direttore dello stabilimento Giuseppe Bonacina e il commissario straordinario della Lucchini spa Piero Nardi. L'accelerazione delle indagini in Procura dopo la pubblicazione sul nostro sito del video di un operaio, che documentava sversamenti di catrame. Le denunce degli abitanti del rione di Servola sui danni alla salute

Alla Ferriera di Servola, l’impianto siderurgico di Trieste, dopo l’inchiesta de ilfattoquotidiano.it sui sospetti sversamenti di catrame arrivano i primi rinvii a giudizio per il direttore dello stabilimento Giuseppe Bonacina e per il commissario straordinario della Lucchini s.p.a., Piero Nardi, per violazioni ambientali. Al centro del procedimento giudiziario il video da noi pubblicato ad ottobre in esclusiva, in cui è riconoscibile una sostanza scura e densa che viene versata a terra da un addetto dell’impianto: “Quello è il catrame che esce dagli impianti. Sanno che non andrebbe fatto e fanno anche di peggio, da anni”, ci aveva confessato un operaio. Tutte operazioni prive di autorizzazione ambientale, scrive oggi il pm triestino Federico Frezza, con buona pace del primo cittadino di Trieste, Roberto Cosolini (Pd), che all’indomani dell’inchiesta aveva evocato il giornalismo a orologeria, parlando di una “regia occulta” nelle pubblicazione proprio mentre si parlava della vendita dello stabilimento al gruppo Arvedi. Questo nonostante gli abitanti del rione ammorbato dai fumi denuncino da anni l’inquinamento e le condizioni dell’aria.

Le immagini erano state girate con un telefonino da un operaio nel pieno delle sue mansioni, l’ordine ricevuto era quello di trasportare con il carrello elevatore una grande vasca rettangolare e di rovesciarla nel deposito di carbon fossile dell’impianto.
Dentro la vasca c’era il catrame. “Operazioni quotidiane”, a detta di alcuni dipendenti. Il rischio paventato era che la sostanza, una volta gettata a terra nel parco fossile, tornasse nei forni della cokeria, la parte di impianto che raffina le polveri di carbone e dal quale esce il coke metallurgico destinato alla produzione della ghisa. Una procedura che non risulta dai documenti dell’azienda, la quale deve relazionare trimestralmente sulla destinazione dei residui di produzione, soprattutto nel caso di riciclo interno. Nella comunicazione del giugno 2013, periodo al quale risalgono le immagini mostrate nel nostro video, l’azienda non menziona alcun tipo di versamento di materiale liquido nei depositi di carbone. Un fatto espressamente negato dalla stessa azienda, la Lucchini s.p.a., che sentita da ilfattoquotidiano.it aveva dichiarato che “versare sostanze liquide su un deposito di materiale secco corrisponde a un danno”.
Salvo poi, una volta pubblicato il video, smentire categoricamente con una nota stampa che le operazioni avvenute all’interno dello stabilimento fossero state realizzate al di fuori delle normative ambientali vigenti, accusando i giornalisti di diffamazione. Per sostenere la legittimità della sua posizione, l’azienda aveva tirato in ballo una normativa europea del 2010: “L’operazione descritta nell’articolo rappresenta un’attività di recupero assolutamente prevista nel processo produttivo come definito dalle migliori tecniche disponibili per la prevenzione e controllo integrato dell’inquinamento ai sensi della Direttiva 2010/75/CE, BAT 57”. Una normativa peraltro successiva all’ultima Autorizzazione Integrata Ambientale, rilasciata nel 2008. E che in ogni caso non esime la dirigenza dell’impianto siderurgico dal codificare e dichiarare, ma soprattutto farsi autorizzare, qualunque tipo di attività di riciclo dei residui di produzione all’interno dello stabilimento, così come previsto dalla normativa vigente.
In seguito al nostro reportage, la magistratura ha deciso di chiarire. Il pm Federico Frezza, che già aveva aperto un fascicolo sull’inquinamento della Ferriera, aveva inviato il giorno stesso dell’uscita dell’inchiesta i tecnici dell’Arpa in loco per gli opportuni rilevamenti. Dei quali poco o nulla si è saputo, fino a oggi. Nel silenzio degli inquirenti, la politica locale attaccava l’inchiesta affrettandosi a minimizzare. Il Sindaco di Trieste Roberto Cosolini aveva parlato di una «regia occulta» dietro alla pubblicazione dell’articolo, che mirava a sabotare gli sforzi di Regione e Comune proprio nel momento in cui si prospettava per lo stabilimento l’acquisto da parte del gruppo Arvedi. Un acquisto, a oggi, non ancora avvenuto.

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