domenica 17 novembre 2013

Dall’Amazzonia alla California: gli effetti della deforestazione in Sud America

Foto di Phil P Harris., Wikimedia Commons
di Chiara Forin

Nel 1972 Edward Lorentz, matematico e meteorologo, presentò una conferenza dal titolo “Può, il batter d’ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas?” dove spiegava come nella modellizzazione di un sistema un minimo cambiamento delle condizioni di partenza possa alterare l’andamento nel sistema nel tempo in modo rilevante. L’evoluzione e il cambiamento di sistemi complessi, come il clima terrestre, sono difficili da prevedere; per questo motivo la creazione di modelli in grado di studiare come determinati eventi, climatici e non, possano cambiare il corso del nostro clima è essenziale per poi studiare le modalità d’intervento in un tempo utile. È quello che hanno fatto alcuni ricercatori dell’Università di Princeton nel loro studio pubblicato sulla rivista Journal of climate, dal titolo “Cambiamenti climatici simulati negli Stati Uniti nord occidentali in risposta alla deforestazione amazzonica”.

Può la caduta di un albero in Brasile causare un periodo di siccità in California? A quanto pare è molto probabile. Secondo il modello sviluppato da  David Medvigy, a capo dello studio meteorologico, una foresta amazzonica ridotta al minimo potrebbe significare una diminuzione del 20% nelle precipitazioni sulla costa nord occidentale degli Stati Uniti e una riduzione del 50% del manto nevoso della catena della Sierra Nevada, una delle principali riserve d’acqua per le fattorie e le città della California.
Utilizzando una risoluzione maggiore rispetto a quella finora sfruttata (un passo di 25 km invece degli usuali 200) i ricercatori hanno mostrato come la deforestazione dell’Amazzonia possa causare un cambiamento nel normale circolo atmosferico creando un effetto domino che porterebbe ad uno spostamento d’aria secca direttamente sulle zone a nord ovest nel periodo dicembre-febbraio.
Questo meccanismo presenta molte similitudini con il fenomeno climatico detto El Nino, che nel periodo invernale ogni cinque/sette anni causa pesanti precipitazioni sulla California del sud e la Sierra Nevada; queste similitudini sono legate alla dipendenza di entrambi i fenomeni dall’andamento delle onde di Rossby, che catturano il clima di una regione per poi trasportarlo in un’altra. Dato che il meccanismo meteorologico  causato dalla deforestazione amazzonica si creerebbe migliaia di miglia a sud rispetto a El Nino, le onde di Rossby che normalmente porterebbero la fase piovosa del Nino sulla California sposterebbero invece sulla zona californiana l’aria secca e la siccità, spostando le precipitazioni sulla costa pacifica del Messico.

Data l’impossibilità di prevedere in maniera certa le conseguenze di una massiccia distruzione della foresta amazzonica la similitudine con El Nino potrebbe risultare utile per costruire modelli di previsione ancora più precisi, in particolare per quanto riguarda le conseguenze sull’andamento delle precipitazioni e sulle risorse di acqua per le zone agricole degli Stati Uniti occidentali. Secondo Medvigy il prossimo passo dovrebbe essere la conferma di quanto trovato dal loro studio  da parte di altri gruppi di ricerca: se questo modello di previsione dovesse essere ulteriormente validato, infatti, sarebbe difficile per le forze politiche, della zona come a livello mondiale, ignorare la vastità dei cambiamenti che la deforestazione amazzonica provocherebbe.
Questo articolo è pubblicato su OggiScienza con licenza creative commons.

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