venerdì 6 aprile 2012

Val Rosandra: l’impegno del WWF


Non si può mai dare nulla per scontato! Chi ha a cuore la protezione della natura può vedere distrutto dall’uomo un luogo che riteneva definitivamente protetto.
La Val Rosandra costituisce un’icona dell’ambientalismo triestino e di tutti coloro che da oltre cent’anni, avvicinandosi a quei luoghi, naturalisti e alpinisti, ne hanno colto la sua bellezza e la ricchezza della sua biodiversità. Un luogo dell’anima protetto, innanzi tutto, dal sentimento comune.
Tutelato, anche, dalle regole dello Stato che, lentamente e faticosamente approvate nell’arco di settant’anni, sembravano garantirne adeguata conservazione.
Tutto ciò, come abbiamo potuto constatare, non è bastato.
All’emozione ora dovrà seguire l’impegno che il WWF Italia, intervendo nella vicenda, ha fatto proprio.  
In primo luogo perché questi fatti non si ripetano.
Sicurezza idraulica e tutela naturalistica degli alvei fluviali non sono antitetiche.
Così come il restauro e la conservazione delle cose d’arte sono le due facce della stessa medaglia e come il primo, quando è indispensabile, deve avvenire secondo il principio del “minimo intervento”, così la pulizia degli alvei e la conservazione dell’habitat debbono rispettare il medesimo criterio.
Un criterio scientificamente indiscutibile sia per la conservazione del patrimonio culturale sia di quello naturalistico. Questo tema, nei prossimi mesi, andrà approfondito facendo in modo che qualsivoglia intervento ad esso debba uniformarsi.
Ne consegue che se altri interventi ora andranno fatti, allo scopo di evitare che quanto in una prima fase realizzato non comporti maggior danno alla sicurezza idraulica del torrente, magari addossando le responsabilità in capo a coloro che ora ne contestano i risultati, sarà imprescindibile l’immediato coinvolgimento del comitato tecnico-scientifico della Riserva.
Il WWF Italia vuole, inoltre, che siano accertate le responsabilità anche penali dei responsabili di quanto accaduto.
Gli interventi dovevano essere previamente autorizzati, ai sensi delle norme sulla protezione del paesaggio (d.lgs 42 del 2004) e dovevano essere attivati i procedimenti previsti dalla direttiva comunitaria Habitat.
Ingiustificata è la carenza di un’autorizzazione paesaggistica non potendo essere addotto – come già affermato dalla Protezione civile regionale - che gli interventi di taglio a raso della vegetazione in alveo possano rientrare tra gli interventi di manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua, in quanto non avrebbero modificato in modo permanente lo stato dei luoghi. Le norme dicono tutt’altro.
Sono consentiti senza autorizzazione solo quegli interventi che rispondano a due criteri: costituiscano opere di manutenzione ordinaria e non alterino lo stato dei luoghi.
Gli interventi, inoltre, sono stati realizzati in assenza dei presupposti legittimanti i poteri della Protezione civile e sembrerebbero essere stati eseguiti in difformità dai limiti contenuti nel decreto che li autorizzava .
Il compito che l’Associazione si è prefisso non è solamente quello di segnalare alla Magistratura quanto accaduto ma di far vagliare con attenzione le responsabilità di coloro che hanno eseguito le opere o non hanno vigilato. Senza alcuna remora di fronte a supposte ma non comprovate ragioni di pubblico interesse.
Questo è l’impegno che il WWF Italia si è assunto con tutti coloro che hanno assistito a quanto accaduto in Val Rosandra.   
Alessandro Giadrossi

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