giovedì 23 febbraio 2012

Intervista a Roberto Costa. Il nuovo libro e alcune domande sulla tutela del patrimonio culturale e sul nuovo piano regolatore

Matteo Pertsch e Pietro Nobile furono due architetti d’origine svizzera. Il primo nacque nel 1769 a Friedrichshafen, sul Lago di Costanza – Bodensee, città ai più nota per aver ospitato la fabbrica dei dirigibili Zeppelin. Il secondo, nel 1776 a Tesserete, paesino del Canton Ticino. Ambedue furono i protagonisti dell’architettura neoclassica di Trieste. Figli dell’illuminismo, trovarono nella Trieste di fine 700 e inizio 800, città in rapida espansione economica, l’occasione per progettare e veder realizzati alcuni palazzi di particolare importanza.
A Pertsch, dopo essere giunto a Trieste per partecipare ai concorsi per la progettazione della Borsa e del Teatro Nuovo – progetti che non lo vedranno vincitore ma ai quali contribuirà in sede di esecuzione con alcune soluzioni architettoniche - fu commissionato dal mercante greco Demetrio Carciotti un palazzo che si affaccia sulle Rive e sul Canale Grande. Mentre seguiva il cantiere di questo edificio, disegnò anche la Rotonda Pancera che, in scala molto più ridotta, richiama il fraseggio architettonico del Carciotti. Ad affiancarlo nella costruzione di quest’ultimo palazzo chiamò il capo maestro muratore ticinese Stefano Nobile, padre del futuro architetto Pietro Nobile. I lavori furono coordinati da un altro ticinese, quel Giovani Righetti che, allora appena giunto nella città giuliana, diverrà il protagonista della costruzione dei più importanti palazzi qui realizzati nella prima metà dell’800.  
Pietro Nobile, invece, fece di Vienna il centro dei suoi interessi ed ebbe la fortuna di essere protetto e poi divenire amico del Principe di Metternich. A Trieste progettò la Chiesa di Sant’Antonio Nuovo.
A tracciare quella linea sottile che collega la Svizzera a Trieste provvede ora Roberto Costa Longeri, architetto, professore emerito dell’Università di Trieste. Autore, in sessant’anni di attività scientifica, di centinaia di articoli, saggi e volumi, dona oggi al lettore un nitido acquerello della Trieste, tra le pulsioni neoclassiche di fine 700 e il consolidamento del suo ruolo internazionale. Quest’ultimo coinciderà con l’impegno del barone Pasquale Revoltella nella grande imprese dell’apertura del Canale di Suez, per fare di Trieste il principale porto dei traffici internazionali con l’Oriente.
Gino Pavan, Wolfgang Bensch e Lucio Franzoni ebbero il merito di approfondire compiutamente la vita e l’opera rispettivamente di Nobile, Pertsch e Righetti. Costa, invece, con sicuro tratteggio, in una cinquantina di pagine, colloca gli architetti ticinesi nel contesto culturale dell’epoca.
La pubblicazione di questo nuovo libro è occasione per un incontro con l’Autore anche per discutere alcuni temi d’attualità.
Mi accoglie volentieri nel suo studio, all’ultimo piano dell’edificio che ospita il Dipartimento di ingegneria civile, sezione di Architettura, disegno, storia e urbanistica, ove lui – classe 1924 - quotidianamente si reca a svolgere la sua attività scientifica.
Mi colpiscono subito gli occhi dolci che, dove guardano, “vedono”. Una caratteristica che ritrovo sempre più spesso nello sguardo dei grandi Maestri. Le ragioni del libro mi sono subito chiare.
Costa, impegnato professionalmente nella progettazione di importanti edifici – tra tutti mi ricorda di essere stato chiamato dal prof. Paolo Budinich a disegnare l’edificio del Centro di Fisica di Miramare – nella stesura di piani regolatori (Aquileia), nella cooperazione scientifica internazionale in Nigeria, ha mantenuto la sua passione per lo studio dell’architettura neoclassica della città nella quale vive.
I recenti danni provocati dalla bora alle copertura del palazzo Carciotti mi inducono a chiederle, anche quale responsabile della cattedra Unesco di Trieste per la tutela, la conservazione, la valorizzazione del patrimonio monumentale e architettonico delle grandi culture che hanno percorso la penisola Balcanica, le cause di quanto è accaduto e delle polemiche che subito sono scoppiate.
Mi risponde: “quella del futuro del Carciotti è una questione pasticciata. Quanto ora avvenuto non ha certamente compromesso in alcun modo la conservazione del palazzo. Ben più grave è la mancanza di un continuo e rispettoso rapporto tra le istituzioni cittadine preposte alla conservazione del patrimonio architettonico di Trieste. Un sindaco, appena  eletto, dovrebbe recarsi dal Soprintendente e instaurare un dialogo e confronto che giammai dovrà avvenire – come ormai troppo spesso avviene – sulle pagine dei giornali. Né bisogna presentare all’opinione pubblica il ruolo della Soprintendenza come una “perdita di tempo”.
Al Costa urbanista, da sempre politicamente impegnato su questi temi della vita cittadina, non posso, infine, esimermi dal chiedere cosa lei pensi del nuovo piano regolatore che il sindaco Roberto Cosolini ha messo in cantiere. E’ opportuno che a redigerlo siano chiamati urbanisti esterni all’Amministrazione comunale?
“Certamente, anche dall’estero. Devono essere portate a Trieste idee e esperienze nuove che in altri città si stanno realizzando. Particolare cura dovrà essere prestata ad un procedimento trasparente, partecipato che abbia quale risultato regole chiare, comprensibili a tutti”. 
Trieste attrae ancora i migliori architetti e urbanisti europei? Parlare della Svizzera o del Ticino oggi sarebbe fare un nome preciso. Non lo facciamo.

                                                                                  Alessandro Giadrossi

Roberto Costa Longeri, Squarci svizzeri a Trieste, Ericlea editore, Collana Imago, Mendrisio CH, 2011, pagg. 62, € 13,00.

Nessun commento:

Posta un commento