venerdì 9 settembre 2011

Nuovo piano regolatore di Trieste. Gli ambientalisti: “Le promesse non mantenute favoriscono soltanto costruttori e speculatori edilizi.”

(sintesi conferenza stampa dell’8 settembre 2011)
Le promesse non mantenute, rispetto ad un rapido avvio dell’iter del nuovo piano regolatore di Trieste, sono oggettivamente un regalo alla speculazione edilizia ed immobiliare.
Questo il duro giudizio, illustrato oggi in una conferenza stampa da WWF, Legambiente, Italia Nostra e Coordinamento “Piuverdemenocemento”.
Le associazioni ambientaliste hanno ricordato i ripetuti allarmi, lanciati già nel 2010, per gli effetti che avrebbe comportato il ritorno in vigore della variante 66 (cioè il piano regolatore Illy-Portoghesi-Cervesi, approvato nel 1997).
Allarmi inascoltati, tanto dall’amministrazione Dipiazza – che lasciò di fatto morire la variante 118 (criticabile per molti aspetti, ma meno cementificatrice della 66 e comunque migliorabile) – tanto dall’opposizione di centro-sinistra. Opposizione che, vinte le elezioni e assunta la guida del Comune con il sindaco Cosolini, aveva annunciato con enfasi l’avvio della redazione di un nuovo piano regolatore.

Redazione che avrebbe dovuto partire dalla stesura di idonee direttive, precedute da un ampio “processo partecipativo”, coinvolgendo categorie, associazioni, forze sociali, ecc.
Nell’affollata assemblea tenutasi il 1 agosto al Museo Revoltella, il sindaco (affiancato dagli assessori Omero e Marchigiani) aveva annunciato in tempi strettissimi l’avvio degli incontri per il “processo partecipativo”, sulla base di una bozza di direttive che avrebbe dovuto essere pronta entro ferragosto.
Il tutto con l’obiettivo di arrivare all’approvazione definitiva delle direttive – comprensive delle norme di salvaguardia – in Consiglio comunale entro la metà di settembre.
Il che avrebbe dovuto ridurre al minimo (40/45 giorni tutt’al più) la durata della “finestra”, apertasi il 7 agosto dopo la scadenza delle norme di salvaguardia imposte all’atto dell’adozione della variante 118. Finestra che permette – ritornando in vigore la variante 66 – sia di riprendere l’iter dei progetti “congelati” dalle norme di salvaguardia, sia di presentarne altri. 
A tutt’oggi, nulla è avvenuto. Non sono disponibili né gli interventi del 1 agosto (pur promessi), né la bozza delle direttive, né vi è alcuna notizia in merito agli incontri annunciati per il “processo partecipativo”.
La finestra, nel frattempo, ha fatto ripartire l’iter di alcune decine di progetti edilizi conformi alla variante 66, in precedenza “congelati” (parecchi dei quali di notevoli dimensioni), mentre numerosi altri sono arrivati dopo il 7 agosto. E continuano ad arrivare.
Si sta quindi puntualmente verificando quanto paventato dagli ambientalisti già mesi addietro (e ritenuto inverosimile dal sindaco), cioè l’alluvione di progetti in seguito al ritorno in vigore della variante 66, dopo la scadenza delle salvaguardie. Alluvione che il Comune difficilmente potrà arginare, sia perché sono assai deboli gli strumenti disponibili per negare o almeno rallentare il rilascio dei permessi di costruire, sia perché la strada maestra rappresentata da una rapida approvazione delle direttive per il nuovo piano e delle relative salvaguardie, come detto, è in grave ritardo.
Sono numerose le segnalazioni di cittadini che evidenziano i propri timori per la presentazione di progetti su aree che la variante 118 indicava come zone non edificabili e che la riesumazione della variante 66, porterà a divenire inesorabilmente edificabili. Un esempio per tutti, perché forse il più eclatante: l’intervento in strada di Cattinara, che vedrà sostituita un’area S di verde pubblico in una muraglia di edificazione di quasi 20 mila mc, in concessione diretta.
Tutto ciò, hanno sottolineato gli ambientalisti, non può che essere visto come un grande – quanto ingiustificato e inammissibile – regalo al settore del mondo economico, rappresentato dalla speculazione edilizia ed immobiliare, a scapito dei beni comuni. Un settore che incide su beni inestimabili senza portare alcun beneficio reale, ma che trova tuttavia sostegno in varie forze politiche, consumando risorse preziose e non rinnovabili (il territorio agricolo, il paesaggio, l’ambiente naturale) e sottraendole al godimento della cittadinanza e ad altri usi anche economici, per il beneficio di pochi.
WWF, Legambiente, Italia Nostra e “Piuverdemenocemento” non possono quindi che deprecare il fatto di non essere stati ascoltati, quando dimostrarono che la scelta dell’amministrazione Cosolini (rassegnarsi alla morte della variante 118 e al ritorno della 66 per un periodi tempo indeterminato) era carica di rischi e che altre sarebbero state le strade da percorrere, per tutelare il territorio dalle colate di cemento. Ad esempio la riadozione della variante 118, previa introduzione delle modifiche migliorative necessarie per superare le riserve vincolanti della Regione (e per raccogliere i contributi contenuti nelle osservazioni di molti cittadini, della Soprintendenza e delle associazioni ambientaliste). Oppure l’approvazione con procedura d’urgenza di una delibera di direttive per un nuovo piano regolatore (e contestuale abbandono della 118), accompagnata da norme di salvaguardia che evitassero l’apertura della “finestra” e il ritorno in vigore della variante 66.
Gli ambientalisti hanno chiesto quindi che il sindaco spieghi pubblicamente il motivo di tale ritardo, poiché il nuovo piano regolatore dovrebbe rappresentare, viste le possibili disastrose conseguenze per il territorio generate dalla variante 66 dopo la caduta delle salvaguardie, l’impegno prioritario della nuova amministrazione.

Cattinara, variante 66
Cattinara, variante 118

L’area in strada di Cattinara, classificata S5 (verde di quartiere) dalla variante 118, ora tornata alla classificazione B5 (residenziale di completamento) prevista dalla variante 66 e per la quale è stato presentato un progetto che prevede la costruzione di 19.190 metri cubi di edifici.

Recapiti :
WWF Trieste, via Rittmeyer 6, 34132 Trieste, tel. 040 360551, e-mail: wwfts@libero.it
Italia Nostra - Sezione di Trieste, via del Sale 4/b, 34121 Trieste, tel. 040 304414, e-mail: trieste@italianostra.org
Legambiente - Circolo Verdazzurro, via Donizetti 5/a, 34133 Trieste, tel. 040 577013, e-mail: info@legambientetrieste.it
Piuverdemenocemento – via Valdirivo 30, 34134 Trieste, e-mail: piuverdemenocemento@libero.it
 

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